Vogliamo contraddire Pasolini ?!

“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”.

Voi direte: “Una frase estrapolata dal contesto potrebbe avere mille significati differenti.”

Abbiamo rintracciato il “contesto”:

“[…]Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi – proprio per il modo in cui è fatto – dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.[…]”

(L’intero scritto lo trovate qui)

Il pensiero sarebbe anche condivisibile (e facilmente dimostrabile, rileggendo la storia della politica italiana), se vivessimo passivamente la politica e se non ci impegnassimo quotidianamente per poterlo smentire, attraverso il nostro lavoro e soprattutto il nostro esempio.
Crediamo che chiunque provi a fare politica oggi non possa assumere questo aforisma come dogma, altrimenti legittimerebbe il pensiero comune: “chi fa politica deve sporcarsi le mani”, dovrebbe invece lavorare per convincere i cittadini che questa non infanga ma migliora ognuno di noi.
Saremo ingenui sognatori ma vogliamo continuare a credere che la “pratica del governo” possa essere svolta con le mani immacolate, perchè non è vero che siamo tutti uguali.

Siamo certi di aver interpretato male… ma cosa avranno voluto dirci?

“Le parole possono essere paragonate ai raggi X; se si usano a dovere, attraversano ogni cosa.”