Precisazioni sulla nostra Mozione Biogas

 

Nel seguito una serie di doverose puntualizzazioni di Rivolta al Futuro a seguito del dibattito (o presunto tale) avvenuto in sede di Consiglio comunale del 29 novembre 2016 sulla nostra mozione dal titolo “Tutela della salute pubblica – mozione di impegno per la regolamentazione in ordine alla realizzazione di nuovi impianti biogas sul territorio comunale di Rivolta d’Adda. Tale mozione è stata decisamente e compattamente respinta dalla maggioranza di Rivoltiamo (astenuto il gruppo di Noi per Rivolta), con una serie di considerazioni da parte della Capogruppo di maggioranza che meritano un approfondimento da parte nostra.

 Innanzitutto un breve accenno alla forma, che chiaramente non sarà l’argomento principale della nostra controreplica… non possiamo però non rimarcare due situazioni che non abbiamo gradito e che si sono palesate al pubblico sia presente in sala (praticamente solo il nostro gruppo…) sia collegato in streaming:

  • il generale disinteresse, da parte degli esponenti di maggioranza e del segretario comunale, alla presentazione della mozione da parte del nostro capogruppo Gualtiero Debernardi;
  • i toni poco gradevoli tenuti dalla Capogruppo di maggioranza nel commentare la nostra mozione.

Il dibattito in Consiglio comunale è una cosa seria e la sede istituzionale merita, secondo noi, ben altro comportamento da parte degli amministratori.

Tanto più che anche questa volta non è stato possibile un vero confronto diretto tra maggioranza ed opposizione/i sulla problematica biogas a Rivolta, confronto che auspichiamo si possa tenere nel prossimo futuro… In realtà un’occasione per un contraddittorio pubblico sulla questione biogas c’era stata, nell’ambito della nostra serata informativa dello scorso aprile, ma in quel caso gli esponenti di maggioranza presenti in sala si erano limitati ad assistere, ben guardandosi dal fare interventi o proporre domande a noi ed ai nostri relatori.

Ora passiamo alla sostanza, che è sicuramente cosa più seria ed importante, seri come gli impatti di tali impianti che, come ci è parso chiaro anche l’altra sera, spesso vengono sottovalutati da parte di chi ci amministra (cosa perlomeno bizzarra se consideriamo che poco prima, il Sindaco, che è anche la prima Autorità in tema di igiene e salute pubblica, aveva sottolineato che spesso ci si preoccupa di più del benessere degli animali piuttosto che della salute umana).

In generale, sottolineiamo che, come già successo in passato su altri argomenti di interesse comune, non è stata colta l’occasione di aprire un confronto su una questione seria per la nostra comunità (è bene ricordare che a Rivolta ci sono già tre impianti attivi ed uno, recentemente approvato, verrà realizzato nel prossimo futuro), oltre che di definire una linea univoca che possa essere tenuta dal nostro Comune nell’ambito sia dei procedimenti autorizzativi sia nel controllo dell’operatività di questi impianti.

La nostra posizione sul biogas è chiara, siamo fermamente contrari (e non solo per esigenze elettorali) a tali impianti per gli impatti che possono determinare sull’ambiente e sulla salute umana; peraltro, se un privato richiede l’autorizzazione per realizzarli, non possiamo opporci alla loro costruzione, purché siano autorizzati, realizzati ed operati se e solo se sussistono determinate condizioni, nel completo rispetto delle normative vigenti, a livello locale, regionale e nazionale.

Ritornando al dibattito in sede consigliare, intendiamo chiarire ulteriormente diversi punti della nostra mozione, male interpretati da parte della Capogruppo di maggioranza, oltre che contestare alcune sue affermazioni che non condividiamo.

Nella propria mozione, Rivolta al Futuro chiedeva in particolare due cose:

  1. l’elaborazione di un Regolamento comunale contenente le linee guida (distanza dal centro abitato, distanza dai corsi d’acqua, modalità di spargimento del digestato, linee guida per la viabilità, etc.) da seguire per tutti i procedimenti amministrativi riguardanti l’insediamento di nuovi impianti di produzione di energia da biogas e da biomasse a Rivolta d’Adda, prevedendo, a valle della sua approvazione, l’individuazione, anche a livello di P.G.T., di aree del territorio comunale per definizione non compatibili con tali tipologie di impianti, al fine di limitarne/impedirne la realizzazione.
  2. La sorveglianza periodica degli impianti già operativi, a cura degli Uffici Tecnici Comunali, da eseguire eventualmente con il supporto di organi tecnici extracomunali (ARPA, Vigili del Fuoco, etc.).

Entrambe le nostre richieste sono state ritenute insensate da parte della maggioranza.

In merito al primo punto, quello del Regolamento, la Capogruppo di maggioranza, dopo averci spiegato per alcuni minuti come avviene la lisciviazione dei nitrati nel terreno (punto principale della nostra mozione, vero?), ha tagliato corto, dicendo che:

  1. il Comune non potrebbe o non intenderebbe “legiferare” sull’argomento visto che esistono già normative a livello superiore, in divenire… (quali? Nell’esposizione non abbiamo sentito un solo riferimento normativo…).
  2. gli Uffici comunali, essendo l’argomento multidisciplinare, non avrebbero comunque la possibilità (con possibilità intendeva forse capacità e competenza? ) di redigere un Regolamento in maniera completa.

Ora, chiedere di elaborare un Regolamento comunale non vuol dire legiferare sull’argomento, anche in contrasto con la legislazione superiore, come ha fatto intendere la Capogruppo di maggioranza; magari saremo fantasiosi come affermato in sede di dibattito (la fantasia è un difetto?), ma non così sprovveduti da non sapere che i regolamenti comunali costituiscono, a livello normativo, una riferimento secondario e non primario, che resta subordinato alla legge, oltre che alla Costituzione.

E quando chiediamo di regolamentare a livello comunale questo genere di impianti intendiamo non certo redigere “la legge del biogas del Granducato di Rivolta”, ma semplicemente un documento che possa disciplinare, sulla base della normativa vigente (da indicare nel Regolamento stesso), sia il rilascio delle autorizzazioni a livello comunale per nuovi impianti sia il controllo degli impianti esistenti. Il Regolamento non resterebbe poi fisso ed immutabile, ma verrebbe costantemente aggiornato alla “normativa in divenire” tanto cara alla Capogruppo di maggioranza.

Inoltre è tutta da dimostrare la presunta “impossibilità” di redigere un Regolamento da parte dei nostri tecnici (Ufficio Tecnico, Ufficio Ecologia, Polizia Locale, etc.), che, anche adeguatamente supportati dagli organi tecnici sovracomunali, a nostro parere potrebbero tranquillamente stupire la nostra amministrazione.

Ma perché il gruppo di Rivolta al Futuro chiede un Regolamento? Per sfizio? Per piacere? Per far vedere che è più bravo degli altri? Oppure perché ritiene che possa essere uno strumento utile alla comunità?

Per spiegarlo portiamo solo tre esempi di casi reali, che potrebbero risentire positivamente della disponibilità di un Regolamento approvato.

Esempio 1

Se fosse disponibile un Regolamento, con la conseguente indicazione di incompatibilità a livello di P.G.T. di aree per l’insediamento di nuovi impianti, i privati proponenti le opere (come successo nel caso di Località Boldrinaglia) saprebbero da subito dove tali impianti non si possono costruire, evitando quindi di presentare progetti chiaramente non autorizzabili e risparmiando quindi tempo e denaro.

Esempio 2

In sede di Conferenza dei servizi, i tecnici/amministratori comunali avrebbero un riferimento chiaro ed immediato, oltre che multidisciplinare, cui rifarsi per esprimere una linea univoca del nostro Comune su tali impianti… cosa che non è avvenuta nelle ultime Conferenze dei Servizi relative ai procedimenti degli impianti di Loc. Boldrinaglia e Loc. San Giorgio, conferenze cui hanno partecipato soggetti diversi, con competenze e conoscenze diverse (tecnici comunali, Assessore all’Ambiente, Sindaco, Segretario comunale).

Peraltro, con riferimento alle ultime due Conferenze dei Servizi relative agli impianti di biogas di Località San Giorgio, ci ha negativamente sorpreso che, anche se non disponibile un Regolamento, non si sia tenuto conto della Valutazione tecnica ambientale di ARPA Cremona, riportante una serie di prescrizioni sui Progetti presentati, con particolare riferimento alla gestione operativa degli impianti ed alle attività di monitoraggio da eseguire (rumore, aria, acque, suoli, etc.). La motivazione era l’indisponibilità del parere all’atto della Conferenza, questione che intendiamo approfondire presso gli Uffici competenti.

Esempio 3

Come ha affermato la Capogruppo di maggioranza, essendo la normativa vigente in divenire, il Regolamento diventerebbe uno strumento costantemente aggiornato, che consentirebbe la costante verifica delle autorizzazioni già emesse rispetto alla normativa stessa.

E parlando di normativa in divenire (o meglio già divenuta), siamo certi che la nostra amministrazione di maggioranza, Capogruppo in primis, conosce il recente Decreto Ministeriale 118 del 19 maggio 2016 “Regolamento recante aggiornamento dei valori limite di emissione in atmosfera per le emissioni di carbonio organico totale degli impianti alimentati a biogas, ai sensi dell’articolo 281, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006” (G.U Serie Generale n. 151 del 30-6-2016). Tale Decreto ha, tra le altre cose, modificato le prescrizioni inerenti il parametro Carbonio Organico Totale (COT) presente alle emissioni da impianti a biogas, determinando anche una riduzione significativa dei valori limite previsti per tale parametro (da 150 a 100 mg/Nm3 per gli impianti di potenza inferiore ai 3 MW).

La Regione Lombardia ha redatto una nota informativa sull’attuazione di tale Decreto, indicando che per gli impianti già operativi ed installati prima dell’entrata in vigore del DM 118/2016 (a Rivolta ce ne sono tre):

  1. dal 1 gennaio 2017, salvo eventuali deroghe espressamente richieste dai Gestori e concesse dalle Autorità Competenti e a prescindere dall’eventuale aggiornamento dell’atto (ove previsto), i valori limite da tener a riferimento per gli impianti alimentati a biogas, in funzione della tipologia impiantistica, sono quelli modificati dal DM 118/2016;
  2. l’eventuale aggiornamento dei provvedimenti autorizzativi (ad esempio, CEL, PAS, etc.) ove questi contengano esplicitamente i valori limite alle emissioni, potrà avvenire al primo momento utile, anche successivamente alla data di entrata in vigore dei nuovi limiti, per iniziativa dell’Autorità Competente (generalmente il Comune).

A tal proposito, alla luce di quanto sopra, vorremmo porre un paio di domande:

  • sono state verificate le autorizzazioni relative agli impianti esistenti per prevedere un eventuale aggiornamento delle stesse?
  • ma soprattutto, i gestori degli impianti esistenti hanno verificato se i loro impianti sono adeguati per rispettare questi nuovi limiti?

E partendo da questo terzo esempio, passiamo al secondo punto principale, quello del controllo sugli impianti esistenti da parte del nostro Comune. In questo caso, la Capogruppo di maggioranza ha definito la nostra richiesta fantasiosa, affermando che:

  • non è possibile individuare e quindi inviare in campo un dipendente comunale che si occupi delle attività di monitoraggio delle matrici ambientali, in particolare del prelievo dei campioni;
  • le attività di monitoraggio, in particolare le analisi chimiche, sono costose, pertanto prevedere di eseguire il monitoraggio di tali impianti rappresenterebbe un onere per la collettività, che l’amministrazione non intende sostenere.

Ora, noi saremo forse fantasiosi (funambolici ci piace di più… magari è un aggettivo che si è tenuta per la prossima volta…), ma qui veramente non ci tornano diverse cose.

Innanzitutto sottolineiamo che non c’è un solo passaggio della nostra mozione dove si dice che il dipendente comunale debba occuparsi dell’esecuzione di attività di campionamento; si parla genericamente di sorveglianza periodica, eventualmente con il supporto degli organi tecnici sovracomunali. Il campionamento in campo è solo una parte della sorveglianza periodica degli impianti e viene eseguito dal privato gestore dell’impianto, eventualmente in contraddittorio con le Autorità competenti (ARPA), non certo dal tecnico comunale (e lo diciamo perché abbiamo eseguito e/o assistito a migliaia di campionamenti di suoli, acque di falda, acque superficiali, gas, etc., anche alla presenza delle PP.AA.).

Per sorveglianza periodica si intendono molte cose (verifica dei fogli di marcia degli impianti, controllo dei registri, verifica delle modalità di spargimento del digestato, disponibilità dei risultati e dei certificati analitici dei monitoraggi eseguiti nel passato, verifica della corretta gestione di eventuali rifiuti prodotti, etc.), tutte finalizzate a verificare se i gestori degli impianti stanno operando in accordo ai Progetti autorizzati.

E questo non vuol dire vessare il privato gestore dell’impianto… vuol dire semplicemente verificare se stia operando correttamente, ai fini della tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

A tal proposito, la domanda che ci sorge spontanea e che non abbiamo avuto modo di proporre in sede di Consiglio è questa: al momento, Capogruppo di maggioranza ed amministrazione comunale sono a conoscenza di come stanno funzionando tali impianti? Se sì, sarebbe stato opportuno dare tale informazione già nel corso del dibattito, in modo tale da mettere a tacere il nostro gruppo.

Per quanto riguarda invece il costo delle analisi, precisiamo che i costi delle analisi non ricadrebbero comunque sulla cittadinanza in quanto è il privato che paga non solo le sue analisi, ma anche quelle eseguite in contraddittorio dall’ARPA, quindi il problema non sussiste. Su tale punto abbiamo anche due precisazioni, una più polemica (e ce ne scusiamo), ed una più seria:

  • risposta polemica: la Capogruppo di maggioranza qui si preoccupa dei costi per il cittadino… si dimentica però che per la gestione un po’ allegra dell’appalto rifiuti, tutti i Rivoltani stanno pagando una TARI che vale mediamente il 25% in più rispetto al 2015 (e lo stesso avverrà nel 2017).
  • risposta seria: per gli impianti biogas, contano solo l’ambiente (che è un bene comune) e la salute dei cittadini, quindi sarebbe uno di quei casi nei quali forse la collettività sarebbe ben contenta di contribuire per eseguire attività di monitoraggio degli impianti.

Potremmo continuare all’infinito a parlare di biogas, ma in questa occasione ci siamo semplicemente limitati a portare una serie di puntualizzazioni che auspichiamo abbiano meglio chiarito i contenuti della mozione, sia a chi sostiene il nostro gruppo, ma anche all’amministrazione comunale che ce l’ha bocciata a piè pari.

Se ancora una volta siamo stati poco chiari, cercheremo di esserlo di più in futuro, magari in occasione di un confronto diretto del nostro gruppo Ambiente con le omologhe figure di Rivoltiamo.