“Noticina” sulla nuova centrale idroelettrica

Eccovi un breve riassunto a cura del moderatore della serata, ad uso e consumo di chi non è potuto intervenire al nostro incontro informativo di venerdì 11 marzo 2016, dedicato al tema della nuova Centrale idroelettrica di Località Bisarca. Tra questi, pensiamo mancasse anche R.R. (Robert Redford? Suvvia, un po’ di trasparenza quando si scrive su quelli che si ritengono “pericolosi” avversari politici…..), il quale, sul noto giornale locale del primo partito nazionale e rivoltano, dopo i consueti pensieri arzigovolati sul nostro nome, sul nostro simbolo e sui nostri gusti partitici/politici, ha accusato il nostro gruppo di essere contro la centrale idroelettrica perché “produce energia pulita, perché non ha impatto ambientale e perché non mette a rischio la sicurezza del nostro paese”.

Noi siamo confusi sotto il simbolo? Lui/Lei invece ci pare:

  • abbia la memoria un po’ corta in quanto ci risulta che la presente amministrazione, prima delle scorse elezioni, non fosse particolarmente favorevole alla realizzazione della centrale;
  • tralasci alcuni aspetti della questione, tipo quello fondamentale del “cui prodest”, dove il “cui” è il cittadino rivoltano che paga le rinnovabili in bolletta elettrica e vede un’opera realizzata sul proprio territorio ricompensata, o meglio compensata, con quattro noccioline;
  • ci ritenga così imbecilli (è l’indiretta definizione dedicata a chi è contrario alla centrale, fonte lo stesso giornale, numero di gennaio 2016) e miopi da non comprendere che questa centrale produce energia da una fonte rinnovabile, ha effettivamente un impatto ambientale limitato rispetto ad altri impianti (R.R. si ricordi comunque bene che l’impatto zero non esiste, basta vedere lo stato attuale del Parco della Bisarca) e, con le prescrizioni recepite (in particolare quello dell’eliminazione della paratia mobile), non dovrebbe aumentare i rischi di esondazione per l’abitato rivoltano (in attesa del benedetto argine in sponda sinistra).

Per capire le motivazioni della nostra posizione critica sulla realizzazione di questa centrale a Rivolta, consigliamo a R.R. (Roberto Rambaudi?) di leggere con attenzione quanto proveremo a spiegare nel seguito e, se non bastasse, di interpellarci e di venirne a discutere pacatamente di persona, non delegando solo le sue iniziali, oppure ancora di partecipare alla prossima serata informativa, quella dell’8 aprile 2016 sul biogas, tema sul quale ci sembra che, dati gli ultimi accadimenti, sia necessario un pochino di chiarezza, tecnica e politica, e non certo sotto il nostro confuso simbolo.

Chiuso questo cappello politico/elettorale, che volevamo evitare come detto già l’11 marzo, ma che purtroppo non potevamo non fare, passiamo alla sostanza della serata, prima riassumendo brevemente gli interventi dei nostri relatori, poi esprimendo il nostro libero pensiero sulla centrale.

Due sono stati gli interventi della serata, quello di Alessandro De Carli e quello di Romano Sacchi, interventi che qualcuno, aspettandosi fuoco e fiamme da parte nostra sul progetto, ha etichettato come “troppo oggettivi”. Vero, si è trattato di interventi oggettivi, forse un po’ troppo tecnici almeno per quanto riguarda De Carli, ma per quanto ci riguarda, questo era il nostro unico scopo: informare in maniera seria e trasparente i cittadini rivoltani su un tema che finora era stato presentato e sviluppato in una sola direzione (quella a favore della centrale), in modo tale che ognuno si potesse formare la propria opinione personale sul tema.

Alessandro De Carli, ricercatore presso l’Universià Bocconi, un “ingegnere prestato all’economia” come dice lui, ha approfondito gli aspetti economici connessi alla produzione idroelettrica, con un occhio particolare al caso di Rivolta. Il suo intervento, dopo una breve descrizione delle varie tipologie di energia idroelettrica e delle Direttive applicabili (compreso un accenno al fatto che l’Italia è osservata speciale sull’idroelettrico – EU Pilot 6011/2014/ENVI), ha approfondito il primo tema importante della serata, riassumibile nella frase “Una centrale idroelettrica è un’iniziativa imprenditoriale «privata» di pubblica utilità”. E’ questo il problema, il concetto di “pubblica utilità” viene assegnato a priori e non giustificato nel progetto da un’analisi Costi-Benefici sociale, c’è solo un’analisi Costi-Ricavi da parte del privato investitore, che ovviamente, se fa l’investimento, è perché sa di guadagnare.

E, parlando di costi-ricavi per le fonti rinnovabili, con riferimento al caso idroelettrico generale e poi a quello di Rivolta, è emerso quanto segue:

  • una centrale di taglia piccola (<1 MWh di potenza) non sarebbe economicamente conveniente (per il privato) senza incentivi statali;
  • in loco del miniidroelettrico, sarebbe più opportuno incentivare il rinnovamento delle grandi centrali idroelettriche, anche costruite nel ‘900, le quali hanno un costo annuo di produzione già ora inferiore al PUN (Prezzo Unico Nazionale) dell’energia elettrica, quindi, se rinnovate, sarebbero ancora più efficienti e quindi convenienti;
  • ai Comuni rivieraschi, la cui risorsa pubblica (acqua) ed il cui territorio viene sfruttato per la realizzazione delle centrali, resta poco o nulla (meno di 4.000 €/annui di canone ad esempio per Rivolta, dai calcoli del buon De Carli);
  • l’unica strada per ottenere una vera compensazione allo sfruttamento di una risorsa pubblica da parte di un privato, è quella della contrattazione tra pubblico e privato, da portare avanti in sede di Conferenza dei Servizi oppure ancora meglio attraverso convenzioni.
    Su questi ultimi due punti, torneremo in seguito.

Il secondo intervento è stato quello di Romano Sacchi, Coordinatore del Comitato “Salviamo il Menasciutto”, una Riserva Naturale Regionale sul fiume Serio tra Pianengo e Ricengo ove un privato intende realizzare una centrale idroelettrica con caratteristiche simili a quella Rivolta. La Palata Menasciutto è anche inserita tra i Siti di Importanza Comunitaria che costituiscono la rete Natura 2000 a livello europeo. Romano Sacchi ha descritto le azioni condotte a livello locale e regionale da parte del suo Comitato contro la realizzazione della centrale nella Palata (scelta davvero bizzarra realizzare un impianto in una Riserva naturale), sottolineando come l’iter autorizzativo da parte degli Enti competenti abbia sistematicamente ignorato i divieti dettati dalla delibera regionale istitutiva della riserva (DCR 28 luglio 1988 n. IV/1178), tra le altre cose facendo passare l’intervento come ”manutenzione straordinaria per adeguamento della continuità fluviale, sistemazione ambientali e valorizzazione energetica”…… Romano Sacchi ha inoltre descritto gli impatti della centrale sugli habitat naturali della Palata, ed infine ha rammentato che il privato proponente la centrale, ha erogato ben 300.000 € come oneri di compensazione ambientale ed indennizzo, utilizzati per una serie di interventi, tra i quali un ponte ciclabile ed un Museo dell’Acqua, nel territorio dei Comuni interessati dal progetto.

Ed ora veniamo a noi e a R.R. (Rita Rusic?), alla spiegazione della nostra posizione critica sulla realizzazione di questa centrale a Rivolta, si legga bene questa centrale a Rivolta. Il nostro volantino di presentazione della serata spiegava già per sommi capi i motivi per i quali non eravamo d’accordo sul progetto, gli stessi motivi che vengono correttamente riportati nell’articolo del quotidiano La Provincia di Cremona del 13 marzo 2016, a firma Luca Maestri, lui sì presente l’11 marzo.

Tre sono le domande che ci siamo posti leggendo il progetto della centrale, domande riconducibili ai tre seguenti aspetti: Opportunità, Impatto e Convenienza.

OPPORTUNITA’: se effettivamente la centrale è un’opera di pubblica utilità, era opportuno realizzarla in un’area così a rischio dal punto di vista idrologico? Ben sappiamo che ci sono stati dei progressi nel progetto definitivo rispetto a quello originale (eliminazione delle paratoie mobili, una sola centrale realizzata invece di due), ben sappiamo che gli Enti preposti hanno valutato che non ci sia aggravio del rischio idrogeologico causa realizzazione della centrale, però altrettanto bene sappiamo che l’area è stata soggetta ad esondazione nel novembre 2002 ed ancora oggi non sono state realizzate le opere definitive di protezione spondale, dopo 14 anni di attesa. E questa è una ferita aperta per i Rivoltani tutti, non solo per i Rivoltani che abitano in quella parte di paese ed hanno subito l’esondazione. Quindi, se proprio si doveva realizzare la “pubblicamente utile” centrale, non si poteva farlo solo a valle del completamento dei lavori del nuovo argine oppure almeno in parallelo?

IMPATTO: è vero che l’impatto sul territorio di questa centrale è pari a zero? Che questa centrale è innocua, come è indicato nel progetto in quattro righe? Sappiamo bene che una centrale di questo tipo produce energia elettrica da una fonte rinnovabile (no produzione di CO2), ha un impatto visivo minimo (è stata una domanda del pubblico la sera dell’11 marzo), ma cosa dire degli altri effetti sull’area interessata (vegetazione, fauna ittica, persone, etc.), in fase di cantiere ed in fase operativa, effetti che nel progetto vengono sempre dimenticati o minimizzati? Dalla parte opposta del fiume ci hanno impedito di abbattere gli alberi per bonificare una discarica,  quella della Zita, qui invece si può procedere senza problemi…..

E poi, se allarghiamo il discorso, basta vedere quello che sta succedendo a Rivolta in questi anni: prima il costante passaggio dei mezzi causa cantieri di TEM/BREBEMI, poi le bonifiche agricole, ora il nuovo metanodotto SNAM, la nuova centrale, gli impianti di produzione biogas, tutte opere/attività che hanno avuto/hanno/avranno un impatto sul nostro territorio, impatto in certi casi temporaneo, in altri definitivo. E tutte le volte cosa ci viene detto? Che l’impatto è zero o poco superiore allo zero……… Tagliamo gli alberi e l’impatto è zero, scaviamo le campagne per ettari e l’impatto è zero, ci portano via il terreno buono e l’impatto è zero, facciamo un nuovo impianto a biogas vicino ad insediamenti abitativi e l’impatto è……. elevato, adesso è elevato, fino a poco tempo fa era zero, ora è elevato (sarà argomento di discussione la sera dell’8 aprile).

E adesso veniamo al terzo ed ultimo motivo del nostro dissenso, quello della CONVENIENZA, chiamatela pure COMPENSAZIONE, oppure INDENNIZZO. Mettiamo pure che la centrale si potesse/dovesse fare, ma possibile che R.R. (Ruggiero Rizzitelli?), non si faccia la stessa domanda che ci siamo fatti noi? E’ conveniente per Rivolta e per il cittadino rivoltano, aver realizzato questa minicentrale sul nostro territorio?

Da quello che ci ha detto Alessandro De Carli e dall’esame della convenzione Comune/privato votata nel Consiglio comunale di mercoledì 16 marzo (di cui non si è parlato la sera dell’11 marzo perché non ancora ufficiale), ci pare proprio di no.

Un paio di numeri per capire: costruire la centrale costa circa 4,57 Milioni di Euro (80% finanziati dalle banche), un investimento dal quale il privato prevede di rientrare in 12 anni come da piano economico allegato al progetto (si tenga conto che la vita utile di una centrale è di almeno 30 anni, il privato ottiene un incentivo statale per 20-25 anni, inizialmente pari a 155 €/MWh, quindi dopo 12 anni per lui è tutto grasso che cola….).

E come viene compensato il Comune dal punto di vista economico?

Per legge, il Comune otterrà un canone rivierasco di qualche migliaia di Euro all’anno (circa 4.000 €/anno secondo i calcoli di De Carli) e tributi locali (IMU in primis) che al momento non saprei quantificare. E poi? E poi ci toccheranno ben 16.200 € una tantum (convenzione approvata nel Consiglio Comunale del 16/03/2016), di cui 15.000 € come contributo compensativo per le opere che il costruttore della centrale sta realizzando nel Comune di Rivolta d’Adda, meno del 10% dell’importo di 200.000 € che la società stessa, nel suo computo, aveva messo a budget per imprevisti.

Ora, se non ci saranno compensazioni economiche (peraltro non particolarmente “gradite” normativamente parlando), ci saranno almeno opere di compensazione ambientale o di altro tipo? Eccole:

  • verrà realizzata una scala per la risalita dei pesci (peraltro maldimensionata, come diceva nel 2013 il Comitato Adda sud), al costo stimato di 40.000 €.
  • Verrà garantita la fruizione dell’impianto a Scuole o a Enti, che potranno visionare un impianto definito di “particolare valenza ambientale e tecnica” (e come ci andranno i bambini delle scuole, a piedi camminando il ponte dell’Adda? Magari attraversando il cantiere del nuovo metanodotto?).
  • All’atto della chiusura della centrale, l’edificio centrale e l’edificio quadri verranno lasciati alla comunità per uso ricreativo e/o didattico (tra almeno 30 anni….).

A parte l’ironia, visto quanto ci ha detto Romano Sacchi sul Menasciutto (300.000 € per una centrale non ancora autorizzata), visto quanto leggiamo sul quotidiano La Provincia di Cremona del 18 marzo 2016 (ai Comuni di Pontevico e Robecco sull’Oglio spetteranno per 20 anni il 10% dei ricavi derivanti dalla nuova centrale sull’Oglio, per un totale stimato di circa 3 Milioni di Euro), visti altri casi di contrattazione urbanistica conclusi con reciproca soddisfazione sia per il pubblico sia per il privato, permetteteci di non essere contenti.

E non perché siamo genericamente contrari all’iniziativa privata, né vogliamo vessare un privato che vuole investire sul nostro territorio (allargando il discorso, si tratta di un privato che a regime non porterà comunque lavoro nel nostro paese, ma questo è un altro discorso), ma perché, a differenza di quanto riportato nella convenzione approvata in sede di C.C., riteniamo che:

  • il contributo compensativo patrimoniale non sia assolutamente congruo, di certo non sufficiente a migliorare l’autonomia economica-finanziaria del nostro Comune, né a sostenere veri interventi di compensazione ambientale;
  • il progetto non valorizzi il nostro territorio, né dal punto di vista ambientale, né tanto meno dal punto di vista dello sviluppo economico.

Questo è il punto di vista sulla centrale da parte di RifareRivoltaAlFuturo, il gruppo dal “sapore stellato e dal simbolo pastrocchio, un maquillage fatto solo per accogliere sotto lo stesso tetto altri aderenti”, quali? ci conosce bene R.R. (Romolo e Remo?)….. cosa dovremmo dire noi elettori dei vari maquillages e/o cambi di bandiera a livello di governo nazionale? Ma questa è politica e a noi non riguarda, né interessa, noi intendiamo occuparci solo di amministrazione.

Un punto di vista un po’ più articolato di quello che si voleva superficialmente far passare come nostro… un punto di vista riportato per consentire al cittadino rivoltano di farsi la sua opinione, che sia favorevole o contraria alla centrale, l’importante è che possa farsela grazie all’opportunità che gli abbiamo dato di essere informato.

Ci abbiamo provato sulla centrale, ci riproveremo su altri argomenti di interesse comune (prossimo appuntamento quello sul biogas la sera di venerdì 8 aprile) e, anche se agli occhi di qualcuno conta poco, alla fine dell’articolo ci firmiamo chiaramente e per esteso…..

Alessandro Fantini

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